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DIFFERENZE E ANALOGIE TRA MONEY LAUNDERING E MONEY DIRTYING

DIFFERENZE E ANALOGIE TRA MONEY LAUNDERING E MONEY DIRTYING

Il finanziamento del terrorismo è reato relativamente recente, in breve tempo ha subito radicali cambiamenti da molti punti di vista. Il riciclaggio, al contrario, è ben noto, ma assai difficile da investigare. Oggi la minaccia del terrorismo è molto differente dal passato: è globale, indiscriminata e, per lo più, di natura politico-religiosa.

Come ogni organizzazione, anche quelle terroristiche necessitano di denaro per sostenere le proprie attività criminali. Tali sodalizi sono tanto più pericolosi quanto più sono in grado di accumulare risorse patrimoniali utili ai propri scopi. Riuscire, quindi, ad intercettare e fermare i traffici economici volti al finanziamento di associazioni terroristiche significa sottrarre loro il “capitale” necessario per l’organizzazione delle attività criminali. 

La quasi totalità delle operazioni di riciclaggio, dalle più semplici alle più complesse, presenta quattro fattori ricorrenti: l’occultamento della reale proprietà, il cambiamento della forma del denaro, l’oscuramento delle tracce lasciate durante il processo di ripulitura, il controllo costante da mantenere sul denaro sottoposto a riciclaggio. Tale processo è articolato nelle tre note fasi di collocamento, stratificazione e integrazione. 

Passando al finanziamento del terrorismo, esso è stato definito dal Legislatore italiano, anche su impulso degli organismi internazionali ed europei, attraverso il D.Lgs. 22 giugno 2007, n.109, come: “qualsiasi attività diretta, con ogni mezzo, alla fornitura, alla raccolta, alla provvista, all’intermediazione, al deposito, alla custodia o all’erogazione di fondi o di risorse economiche, in qualunque modo realizzati, destinati a essere, direttamente o indirettamente, in tutto o in parte, utilizzati per il compimento di una o più condotte con finalità di terrorismo, secondo quanto previsto dalle leggi penali, ciò indipendentemente dall’effettivo utilizzo dei fondi e delle risorse economiche per la commissione delle condotte anzidette”. 

Analogamente a quanto detto per il riciclaggio, anche nelle tecniche di finanziamento al terrorismo è possibile individuare tre step, in qualche modo speculari a quelli sopraelencati: 1) raccolta: fase nella quale i fondi, molto spesso di natura e origine lecita, raggiungono un collettore principale; 2) trasmissione e occultamento, nella quale l’obiettivo principale dei terroristi è quello di nascondere le finalità ultime dei movimenti di capitale, utilizzando per lo più sistemi di pagamento “sotterranei” e “paralleli” alternativi al circuito bancario convenzionale; 3) impiego, fase in cui il denaro o gli altri beni vengono materialmente impiegati per il compimento di atti terroristici. 

Le differenze che emergono tra i due tipi di comportamento criminale indicati si riflettono, in primo luogo, nell’individuazione dei beni giuridici che vengono protetti attraverso le attività di contrasto e prevenzione. 

Infatti, nello sforzo per arginare i fenomeni di riciclaggio sul piano finanziario si cerca di tutelare l’integrità del sistema finanziario stesso. Nella lotta al finanziamento del terrorismo, al contrario, la ricostruzione delle “tracce” lasciate dai capitali movimentati è condotta con l’intenzione di individuare e bloccare il finanziamento all’attività terroristica, prevalendo sulla necessità di proteggere il sistema finanziario da forme di inquinamento. 

Entrambi i fenomeni presentano, quale elemento comune, la volontà di occultare la provenienza del denaro; tuttavia, se nel money laundering i proventi hanno origine da attività illecite per poi, per lo più, essere reimmesse nel circuito legale attraverso operazioni di ripulitura o reinvestimento, nel caso del money dirtying le attività da cui derivano le disponibilità finanziarie sono lecite, ma illecito è il loro conseguente utilizzo. Diversamente dal riciclatore, infatti, il soggetto che investe denaro per sovvenzionare il terrorismo, piuttosto che adoperarsi nelle fasi intermedie di lavaggio, si impegna a nascondere e dissimulare il fine ultimo che intende perseguire. 

Nel riciclaggio è presente un reato presupposto che produce ricchezza, e il riciclatore si “limita” ad inserire tale provento illecito nel circuito economico; di contro, solitamente nel terrorismo il finanziatore usa denaro “pulito” per alimentare scopi illegali. Il finanziamento del terrorismo si differenzia, pertanto, dall’attività di riciclaggio, in quanto consuma denaro e non lo “ricircola” nel sistema economico.